L’opinione dell’Esperto: Efficacia e tollerabilità di T-DM1 nelle pazienti con carcinoma della mammella metastatico in progressione da pertuzumab, trastuzumab e taxano, indipendentemente dalla sede viscerale e non viscerale di malattia

 

ALESSANDRA FABI
Oncologia Medica 1, Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena” (IFO), Roma

      Nella pratica clinica corrente diventa sempre più importante definire un algoritmo terapeutico nelle pazienti affetta da neoplasia della mammella.
      La malattia HER2 positiva rappresenta sicuramente il modello più adatto a determinarlo, grazie al contributo delle molecole anti-HER2 che negli ultimissimi anni, dopo l’avvento del Trastuzumab, si sono dimostrate attive nel migliorare l’outcome delle pazienti con tumore mammario avanzato. Il doppio blocco anti-HER2 con Pertuzumab e Trastuzumab associato a un taxano ha modificato lo standard terapeutico in 1L metastatica: si è assistito ad un significativo miglioramento della sopravvivenza, indipendentemente dall’età della paziente, dai siti di malattia, dall’intervallo libero di ricaduta.
      Nella pratica clinica si osservano risposte cliniche precoci anche in pazienti con importante carico di malattia e, altrettanto importante, senza peggiorare la loro qualità di vita. Purtroppo tutte le pazienti avranno una progressione di malattia, e proprio per questo la ricerca si sta concentrando sull’analisi di fattori che possano predire la resistenza e nell’identificazione di modifiche mutazionali in corso di trattamento tali da anticipare una possibile resistenza al trattamento al fine di modificare il percorso terapeutico con agenti specifici in base al carico mutazionale.
      Dopo il fallimento al doppio blocco T-DM1, anticorpo monoclonale anti-HER2 combinato con emtansina, rappresenta la cura standard, indipendente dal sito di malattia interessato, se viscerale o non viscerale, pur non essendoci ad oggi studi prospettici controllati atti ad identificare il reale beneficio in termini di outcome di malattia di tale molecola. Ma una recente revisione post-hoc dello studio CLEOPATRA, in cui sono state seguite nel tempo le pazienti dopo il fallimento al doppio blocco, ha documentato una migliore sopravvivenza delle pazienti che hanno ricevuto T-DM1 rispetto ad altri agenti anti-HER2.
      Si aggiunga a ciò che il beneficio in termini di progressione di malattia e di sopravvivenza nelle pazienti trattate con T-DM1 e con carico di malattia viscerale oppure con solo interessamento osseo e/o dei tessuti molli è fortemente confermato dai risultati della “real world evidence”. Difatti in questa raccolta di casi clinici ci si è voluti soffermare sul ruolo del T-DM1 in pazienti con diverse storie di malattia e diverse caratteristiche cliniche, valutandone individualmente l’outcome di malattia.
     Si ha la dimostrazione di come una ricerca, che viene confermata da una esperienza di pratica clinica, può impattare la scelta terapeutica del singolo oncologo per la specifica paziente.

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